All'infuori del cane, il libro è il migliore amico dell'uomo.

Il tiranno di Roma di Andrea Frediani

La vita di Crisso, schiavo fin da bambino, viene sconvolta dall'arrivo, nel latifondo in cui lavora,
di Gaio Mario, il vecchio condottiero tornato dall'esilio cui l'ha costretto Silla. Mario lo arruola tra le sue celebri e sanguinarie guardie del corpo, promettendogli la libertà se lo aiuterà nell'impresa di riconquistare Roma e raggiungere il suo settimo consolato. Crisso aderisce entusiasta e partecipa all'assedio dell'Urbe, che si sviluppa per un'intera estate tra battaglie, pestilenze e blocchi dei rifornimenti. Ma all'interno della città assediata il senato è convinto a resistere dal console Gaio Ottavio, tenace sostenitore dell'ordine costituito, determinato e coraggioso. La sua schiava domestica, Giunilla, lo ammira e lo sostiene fino in fondo, ma alla fine gli assediati devono cedere e permettere l'ingresso di Mario in città, cui seguono giorni di terrore, di stragi e vendette. I destini di Crisso e Giunilla si intrecciano in una spirale sempre più drammatica, che determinerà un nuovo futuro per il giovane schiavo. Uno degli episodi più intensi della storia di Roma e delle guerre civili, riletto attraverso gli occhi di due schiavi arruolati nelle opposte fazioni.

Il deserto dei tartari di Dino Buzzati

L'idea del romanzo, affermò Buzzati in un'intervista, nacque "dalla monotona routine redazionale notturna che facevo a quei tempi. Molto spesso avevo l'idea che quel tran-tran dovesse andare avanti senza termine e che mi avrebbe consumato così inutilmente la vita. E' un sentimento comune, io penso, alla maggioranza degli uomini, soprattutto se incasellati nell'esistenza ad orario delle città. La trasposizione di questa idea in un mondo militare fantastico è stata per me quasi istintiva". "Il deserto dei Tartari" narra la storia di Giovanni Drogo, che una mattina di settembre parte dalla città per raggiungere la fortezza Bastiani, dove trascorrerà tutta l'esistenza. Il suo viaggio sembra portare ai confini del mondo abitato, in una costruzione militaresca che appare "antica e deserta", in un luogo in cui ristagna un torpore misterioso e tutto, dalle mura al paesaggio, traspira un'aria inospitale e sinistra. Per trent'anni Giovanni Drogo subisce l'oscuro male dei fortini, delle ridotte, delle casematte, e quella sorta di stregata immobilità si insinua fra i personaggi, come per salvaguardare il presentimento di nobili imprese. Qui Drogo attende, come tutti gli altri, che qualcosa dal deserto si muova, ma questo accade quando la sua vita è giunta al vero confine dell'uomo ed egli muore solo, in una povera locanda sulla strada di ritorno verso casa. La storia acquista così una sua forza allegorica, che investe tutti gli uomini, il senso delle loro azioni e della loro esistenza.

Fratello Athelstan. Il regno del male di Paul Harding


Dopo molti anni di conflitto, Francia e Inghilterra hanno sottoscritto un armistizio e in molti sperano che sia solo il preludio a una pace duratura. Qualcuno, però, non vuole che le trattative abbiano buon fine, qualcuno che sta uccidendo, uno dopo l’altro, i prigionieri francesi rinchiusi nel tetro castello di Hawkmere. A chi l’arduo compito di catturare un uomo che sembra capace di attraversare i muri come un fantasma? Ma a fratello Athelstan e sir John Cranston, naturalmente…

La neve nell'armadio. Auschwitz e la «vergogna del mondo» di Enrico Mottinelli

C'è un modo per rapportarsi all'evento Auschwitz per chi non lo ha vissuto ma ne è suo malgrado un erede? Qual è la sua attualità per noi, cittadini di un'Europa nata anche nei campi di sterminio nazisti? E come evitare che la memoria celebrata ogni 27 gennaio non diventi un rito vuoto? Confrontarsi con lo sterminio significa interrogarsi sul senso della propria umanità, e la vergogna sembra emergere come l'unica emozione adeguata. E quella messa in luce da Primo Levi, la "vergogna del mondo"; provata per la colpa altrui, per lo stupro compiuto ai danni dell'uomo. Alla fine resta come eredità duplice: è il segno della nostra condizione messa a nudo, ma è anche l'ultimo bagliore di umanità prima del baratro. In appendice, una conversazione con Edith Bruck, scrittrice di origini ungheresi, sopravvissuta all'internamento in vari campi, tra i quali Auschwitz, Dachau e Bergen-Belsen.

L'ultimo dei Mohicani di James Fenimore Cooper

Il ciclo dei romanzi noto come I racconti di Calza di Cuoio - di cui L'ultimo dei Mohicani è sicuramente il più letto - inaugura il filone "epico" della letteratura americana, esercitando un notevole influsso su tutta la produzione letteraria successiva. Le suggestioni della vita e del paesaggio di frontiera, dove Cooper trascorse l'infanzia e l'adolescenza, hanno plasmato la sua immaginazione di scrittore suggerendogli l'archetipo dell'eroe americano: un uomo che istintivamente evade dalle restrizioni della vita civile per cercare un rapporto con la natura, affine, nella sua ricerca di autenticità, agli indiani, siano essi fratelli o nemici.

Un luogo chiamato libertà di Ken Follett

L'Inghilterra della rivoluzione industriale vede muoversi immense fortune a seconda di chi controlla il carbone. Ed è proprio il carbone a scatenare le passioni malevole della potente famiglia Jamisson, che trova però sulla sua strada la nobiltà d'animo e il coraggio del giovane McAsh, un minatore che ha deciso di spezzare le catene della schiavitù.

Palladion di Valerio Massimo Manfredi

Dalla Turchia alle sponde del Tirreno, sulle tracce del mitico Palladio, l'archeologo Fabio Ottaviani insegue indizi vecchi di secoli. Ma gli intrighi di un tempo si rivelano ancora densi di minacce. Braccato da troppi nemici Ottaviani deve fare appello a tutto il suo coraggio e a tutta la sua freddezza. E la sua mossa vincente è degna di un grandissimo stratega.